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    March 08

    Censura della morte

     
    Visto che siamo in vena di citazioni, in onore a Mastrogiacomo, il giornalista di Repubblica rapito in Afghanistan vorrei riportare il seguente brano
     
    "....il buon giornalista servirà la sua società meglio dei funzionari pubblici più zelanti, perchè non farà gli interessi dello Stato ma del cittadino: informandolo gli conferisce potere. E' per questo che i governi e i potenti che si danno tante arie cercano di mettergli i bastoni tra le ruote, o addirittura tacitarlo etichettandolo come sovversivo. E lo è davvero, sovversivo: il suo lavoro sovverte coloro la cui autorità poggia sulla mancanza di informazione pubblica.
    Ecco perchè ogni anno migliaia di cronisti vengono arrestati, centinaia imprigionati e decine uccisi. E' quella che la giornalista peruviana Sonia Goldenburg chiama "censura della morte". Ed è in continuo aumento. Nel 1982 in tutto il mondo furono uccisi nove giornalisti. Un anno dopo erano 14; e nel 1990 erano già 32. L'anno successivo ben 65 giornalisti morirono per essersi avvicinati alla verità. Quasi tutti erano cronisti, perchè è con questo tipo di lavoro che i giornalisti hanno sempre corretto gli abusi e denunciato le incurie. Condividere le informazioni ha imposto nuove leggi, ha costretto a riformare quelle sbagliate e ha fatto cadere governi. Gli eroi del giornalismo sono il cronista che scopre cose che non si sapevano e il direttore che ha il coraggio di pubblicare tali notizie, non gli analisti, gli articolisti o gli editorialisti. Nella storia della stampa, una manciata di annunci speciali ha cambiato il corso degli eventi più di tutti i saccenti editoriali, commenti, opinioni e analisi mai scritti"
     
    Da "Il giornalista quasi perfetto" di David Randall
    April 18

    Pulitzer

     
     

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    Sono stati assegnati i premi Pulitzer di quest'anno a New York. Due premi sono andati a giornali che hanno scoperto alcune cose che non si sarebbero dovute scoprire a proposito dell'amministrazione Bush. Il New York Times è stato premiato infatti per lo scoop sulle intercettazioni segrete senza mandato, mentre il Washington Post per la scoperta e le indagini sulle prigioni segrete della Cia nella guerra al terrorismo. Un ulteriore premio è andato al Washington Post, quello per il giornalismo investigativo, grazie ai reporter Susan Schmidt, James V. Grimaldi e R. Jeffrey Smith che hanno indagato sullo scandalo della corruzione del superlobbista repubblicano Jack Abramoff. Altri premi sono andati ai reportage sull'uragano Katrina e alle foto per i funerali dei marines.
     
    Sembrerebbe crudele fare dei paragoni con lo stato di salute del giornalismo italiano. Il giornalismo investigativo è stato spazzato via da tempo. I pochi che lo fanno sono considerati paranoici cospirazionisti e se gli si da spazio su un giornale è solo con l'intento di mostrare al mondo quanto sono ridicoli, oppure li si relega i quattordicesima pagina. Anche i cosiddetti giornali di sinistra si limitano ormai alla riscrittura in bella copia delle versioni ufficiali di qualunque fatto, farcita con qualche commento di alta scuola. Quando questori e ministri saranno capaci di scrivere degli "editoriali" forse non ci sarà più bisogno neppure di questo. In Italia il giornalismo non esiste più, al massimo esistono i giornalai. Ormai inizio a pensare che il numero dei lettori dei quotidiani, tra i più bassi del mondo "civilizzato", sia colpa del fatto che non c'è quasi niente da leggere più che della lobotomia televisiva di massa.
     
    Oltretutto non si possono neppure citare i giornali americani che ancora fanno il loro lavoro e vengono premiati col Pulitzer perchè si viene automaticamente tacciati di antiamericanismo. E' curioso ma succede. Citare americani ed essere considerati antiamericani. In un paese come il nostro può accadere. Se qualcuno da casa nostra osa criticare la dichiarazione di guerra a tutto il mondo di Bush viene paragonato a Bin Laden, o nel migliore dei casi ad un terrorista qualunque, dimenticandosi che i più feroci critici di Bush e delle sue politiche sono proprio gli americani. Da noi però esistono i teorici del pensiero unico di sinistra, di cui uno dei massimi esponenti è quel Giuliano Ferrara che non perde occasione per denunciarne i vizi e cercare di imporre un altro tipo di pensiero unico, quello ufficiale, quello in cui è vietato farsi una propria opinione sui fatti, quello in cui tutto quello che non esce dalla bocca dei governi è dietrologia o complottismo, quello per cui se non sei d'accordo sei un terrorista, quello per cui da una parte c'è il bene dall'altra il male, da una parte l'amore dall'altra l'odio.
     
    E siccome tutti noi vogliamo l'amore continueremo a non sapere quello che succede nel nostro paese e nel mondo.